Garfagnana, il lato selvaggio della Toscana - Ekiros Garfagnana, il lato selvaggio della Toscana - Ekiros

Garfagnana

Il lato selvaggio della Toscana

Quando si dice Toscana, la mente corre subito alle dolci colline punteggiate di cipressi, le vigne assolate, gli oliveti e i campi di grano. Bene, non ti aspettare di portare a casa questa cartolina se visiti la Garfagnana. Qui i paesaggi sono quelli maestosi e spettacolari dell’ambiente montano, tra speroni di roccia, boscaglie e torrenti impetuosi. Una terra selvaggia e ricca di contrasti conosciuta non a caso come l’isola verde della Toscana.

Indice

Cascata sulla Turrite Secca - Castelnuovo Garfagnana
Una delle numerose pozze balneabili della valle

Autenticità e tradizione lontano dal turismo di massa

Ci troviamo nella punta settentrionale della regione, in una valle stretta tra le Alpi Apuane e l’Appennino Tosco-Emiliano. Per via di questa posizione un po’ defilata, la Garfagnana non rientra nei grandi circuiti turistici. È a dire il vero una zona ancora poco esplorata, anche dagli stessi toscani.

La difficile accessibilità ha pesato non poco sul suo sviluppo economico e sociale, costringendola a mantenere un profilo perlopiù rurale e portando in passato a massicce emigrazioni. Al tempo stesso, però,  l’isolamento è proprio il suo punto di forza e ciò che la rende unica.

Al riparo dal turismo di massa, questo angolo di Toscana riesce a mantenere integra la sua forte identità culturale, attraendo chi fugge dalle mete affollate e più inflazionate in cerca di pace, autenticità e tradizione.

Le baite del Puntato, antico alpeggio sulle Alpi Apuane

Un paradiso per gli amanti della natura e dell'outdoor

Una meta per viaggiatori curiosi dunque, ma anche per gli amanti della natura e dello sport, che qui troveranno sicuramente pane per i loro denti. Dalle aspre vette delle Apuane ai dolci crinali appenninici, sono infiniti i sentieri su cui cimentarsi a piedi o in mountain bike.

Il territorio è ricco poi di riserve naturali, grotte, torrenti e pareti rocciose, dove godere di paesaggi unici o praticare attività ad alto tasso adrenalinico come il rafting, l’arrampicata e il torrentismo.

Se sei amante del genere non perderti l’Antro del Corchia e la Grotta del Vento, annoverate tra le più belle grotte in Italia. Nella vicina Val di Lima, l‘Orrido di Botri è una spettacolare gola calcarea scavata dal Rio pelago che può essere percorsa con il dovuto equipaggiamento.

Rafting sul fiume Serchio con Aguaraja

Una storia millenaria di guerre e conquiste

Ma la Garfagnana è anche una terra dalla storia lunga e densa. Se pensiamo che prima della viabilità moderna erano i corsi fluviali e i valichi montani le principali vie di comunicazione, capiremo quanto strategica sia stata in passato questa vallata. Un collegamento cruciale tra il Nord Italia e il resto della penisola, tra le zone interne e quelle costiere.

Solcata da uno dei principali fiumi della Toscana, protetta da importanti alture dalle cui cime controllare agevolmente il territorio, la Garfagnana è stata terra ambita da numerose popolazioni. Abitata dai Liguri Apuani e dagli Etruschi, conquistata da Romani, Longobardi e Franchi, è stata contesa a lungo tra Lucchesi, Fiorentini ed Estensi. Una guerra lunga secoli quest’ultima, che ha lasciato non pochi strascichi a livello identitario e culturale.

Giusto per darti una misura di questo frazionamento: il territorio, ormai interamente assorbito dalla provincia di Lucca, continua ad essere suddiviso amministrativamente in due macroaree. La Garfagnana propriamente detta, con capoluogo Castelnuovo, corrisponde all’alta valle del Serchio. Qui l’influenza è storicamente estense, tranne qualche eccezione a macchia di leopardo. La Mediavalle, che coincide con il tratto del fiume appena più a sud, è rimasta nel tempo più vicina a Lucca, sia geograficamente che culturalmente. Nonostante questo, il suo capoluogo Barga conserva nei palazzi e negli stemmi fiera memoria del suo passato fiorentino.

Garfagnana - cippo di confine tra stato mediceo e ducato di modena
Antico cippo di confine tra Stato Mediceo e Ducato di Modena

Borghi di pietra e maestose fortezze

Queste vicissitudini storiche spiegano la grande quantità di fortificazioni che costellano il territorio, di cui la rocca di Camporgiano, il castello di Sala e la poderosa fortezza delle Verrucole sono solo gli esempi meglio conservati. A Castelnuovo, la Rocca Ariostesca e la Fortezza di Mont’Alfonso sono collegate da una piacevole passeggiata dedicata all’autore dell’Orlando Furioso, che soggiornò nel borgo alcuni anni in veste di commissario ducale per conto degli Este.

Alcune di queste fortezze, una volta persa la loro funzione strategica, vennero abbandonate o distrutte e sono oggi ridotte a ruderi, come la torre di Sillico e quella del Monte Bargiglio, l’occhio di Lucca. Altre invece hanno avuto una storia più felice che le ha permesso di evolversi fino a diventare i pittoreschi borghi che caratterizzano il territorio. Alcuni di questi, come Castiglione di Garfagnana e Coreglia Antelminelli, sono stati selezionati dall’associazione I borghi più belli d’Italia per il loro interesse storico e artistico. Altri, come Barga, hanno ricevuto la Bandiera Arancione del Touring Club, che ne certifica la qualità dell’accoglienza oltre a un patrimonio culturale e ambientale di altissimo pregio.

Insomma, se subisci il fascino del borgo medievale, in Garfagnana non c’è che l’imbarazzo della scelta. Fare una selezione è difficile, ma il più delle volte basterà fidarti del tuo istinto e concederti una deviazione ogni qualvolta rimarrai incuriosito da una cerchia di mura o da una torre che svetta in lontananza tra le case di pietra. Una volta varcato l’ingresso, dovrai solo perderti tra i saliscendi e i vicoli tortuosi in attesa che lo sguardo si apra su una piazza, una chiesa o un panorama sulla vallata e le vette circostanti.

Castelnuovo Garfagnana - vista sul borgo
L'antico accesso al borgo di Castelnuovo Garfagnana

Pievi, monasteri e chiese di rara bellezza

Garfagnana, luogo isolato e impervio, dicevamo, eppure importante crocevia di traffici e di genti. Queste due facce del territorio si riflettono negli edifici religiosi che lo popolano.

Arroccati su speroni rocciosi o nascosti in selve fitte e impenetrabili sono gli eremi e i santuari. Solo i monti intorno a Borgo a Mozzano ne contano ben cinque, alcuni dei quali sono collegati in un itinerario conosciuto non a caso come la Via dei Romitori. A volte le costruzioni sono a dir poco ardite, come l’eremo di Calomini, appeso a una parete scoscesa sulla valle della Turrite, o quello rupestre di San Viviano, scavato nella roccia del Monte Roccandagia, vicino all’alpeggio di Campocatino.

Man mano che ci avviciniamo ai centri abitati gli edifici religiosi si fanno meno austeri e primitivi, rivelando al contempo l’influenza di grandi centri culturali come Pisa e Lucca. Le pievi e le chiese cittadine mostrano spesso i motivi decorativi del Romanico Pisano, e al loro interno non è raro scoprire pregevoli opere firmate da importanti artisti toscani e non solo. 

Barga esemplifica bene questa ricchezza artistica. Salendo al borgo, in pochi chilometri troviamo in successione la bella facciata romanica della Pieve di Santa Maria, le terre robbiane della chiesa di San Francesco e l’imponente Duomo di San Cristoforo, decorato da Biduino e Guido Bigarelli, nomi che ritroviamo nel più noto Duomo di Pisa.

Barga - Duomo di San Cristoforo - pulpito di Guido Bigarelli
Il pulpito di Guido Bigarelli nel Duomo di Barga

I cammini devozionali della Garfagnana

Meno importanti dal punto di vista artistico ma preziose testimonianze della frequentazione del territorio sono infine gli ospizi, i pellegrinai e le altre strutture d’accoglienza che per tutto il Medioevo hanno dato assistenza e conforto a viandanti e pellegrini di transito nella valle.

Dalla Garfagnana passavano infatti alcune varianti della Via Francigena e di altri itinerari romei che da tutta Europa portavano alla tomba dell’apostolo Pietro.

Chi per diversi motivi prediligeva questo percorso interno, era solito approcciare la valle da nord-ovest, valicando il Passo di Tea dove oggi è il sito archeologico dell’ospedale di San Nicolao. Alternativamente si passava da nord-est, scavalcando l’Appennino Tosco-Emiliano attraverso una delle sue numerose foci. Qui il passo più battuto era quello delle Radici, nei cui pressi troviamo l’imponente e ancora frequentatissimo santuario di San Pellegrino in Alpe.

A prescindere dal punto di accesso, gli itinerari confluivano lungo la direttrice del Serchio per raggiungere Lucca – tappa fondamentale soprattutto dopo la diffusione del culto al Volto Santo – e da qui immettersi nel solco più tradizionale della Francigena fino a Roma.

Attualmente le istituzioni locali stanno lavorando a un piano di valorizzazione e recupero di questi due cammini storici che prendono il nome di Via del Volto Santo e Via Matildica o di San Pellegrino. Il progetto, già parzialmente realizzato tramite la pulizia e la segnalazione dei tracciati, mira allo sviluppo di un turismo lento e sostenibile. Un’opportunità unica per scoprire il patrimonio storico, naturalistico e culturale del territorio attraverso sentieri, mulattiere e ponti percorsi da secoli.

Un particolare della chiesa di San Cassiano di Controne

Antiche vie d'acqua

Parlando di ponti, un libro intero potrebbe essere dedicato – e forse in realtà qualcuno l’ha già fatto – a questo genere di infrastrutture in un’area così ricca d’acqua. Piccoli e grandi, belli e brutti, antichi e moderni (spesso le cose coincidono), i ponti della Garfagnana si contano a fatica.

Il più celebre di tutti è il Ponte della Maddalena, che con le sue arcate asimmetriche accoglie maestoso chi entra nella vallata provenendo da Lucca. Questa mirabile opera di ingegneria civile medievale forma una parabola così alta che sembra sfidare la legge di gravità. È per questo che sull’architettura circola un’antica leggenda che lo rende noto al mondo come il Ponte del Diavolo.

Ponte medievale sul Cammino del Volto Santo

Prodotti tipici e antichi mestieri

Un territorio spesso ripido e impervio quello della Garfagnana. Qui la selva e la roccia sottraggono spazio alla terra, e gli inverni sono abbastanza rigidi da rendere improduttiva la maggior parte delle coltivazioni.

Ma la montagna offre anche mille risorse. Al fondovalle, torrenti pescosi alimentano mulini e altri opifici, mentre poco più su i boschi regalano castagne, funghi, legna e selvaggina. Ancora più in alto, il bosco lascia spazio a vaste distese erbose, dove gli animali pascolano in libertà.

L’economia garfagnina è quella di un popolo che ha saputo fare di necessità virtù, e il risultato è un’enorme ricchezza di tradizioni e prodotti di alta qualità. Fra questi il farro IGP della Garfagnana, il pane di patate, la farina di neccio DOP, la mondiola, il biroldo e il prosciutto bazzone, presidi Slow Food del territorio.

Formenton Otto File della Garfagnana
Formenton Otto File della Garfagnana

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Ekiros - Viola Fiorentino - Guida Turistica

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