La tecnica del mosaico spiegata ai bambini

La tecnica del mosaico: un gioco da bambini!

La tecnica del mosaico

Un puzzle antico e molto prezioso

Quella del mosaico è una tecnica artistica antichissima che ha arricchito pavimenti, pareti e soffitti dalla preistoria a oggi. Hai voglia di sperimentarla? Puoi farlo comodamente da casa con pochi ed economici materiali di riuso! Scarica il modello e segui le istruzioni per un bellissimo mosaico fai-da-te!

Indice

Che cos'è il mosaico?

Il mosaico è una tecnica usata fin da tempi antichissimi per decorare pareti, pavimenti e soffitti. La decorazione è ottenuta accostando delle piccole tessere colorate fatte a forma di cubetto e ottenute da diversi materiali come marmi e altre rocce, pietre preziose, terracotta e pasta di vetro colorato.

La tecnica del mosaico, un'arte di precisione e pazienza

Detta così sembra facile, ma pensa che anticamente le tessere dovevano essere tagliate tutte a mano e poi levigate una a una, e che con questi piccoli cubetti (dai 2 ai 10 cm di lato) si dovevano rivestire delle superfici enormi. Un lavoro che richiedeva molta pazienza e precisione.

Pensa, in epoca romana esistevano ben quattro artigiani diversi che se ne occupavano: uno tagliava e preparava le tessere, uno inventava e realizzava il disegno, un altro lo copiava sulla superficie da decorare e l’ultimo concludeva l’opera disponendo le tessere sul disegno.

Quest’ultimo, prima di disporre le tessere aveva il compito di preparare la superficie con diversi strati di intonaco, l’ultimo dei quali doveva rimanere fresco per permettere alle tessere di attaccarsi (a quel tempo non esisteva ancora l’Attack) e quindi era necessario stenderlo un po’ alla volta.

Ti ricorda qualcosa? Questa tecnica è molto simile a quella usata nell’affresco per preparare la parete alla pittura.

Mosaico del Redentore - Ravenna - San Vitale
Ravenna è considerata la capitale dei mosaici (Foto di Emanuele Schembri - Own work, CC BY-SA 3.0)

Mosaico: un nome un perché

La parola mosaico viene dal greco e significa opera delle Muse. Sì perché gli antichi romani usavano questa tecnica per decorare le grotte dedicate alle Muse, nove famose sorelle considerate le dee protettrici delle arti e ispiratrici degli artisti. Mai sentito dire “Sei la mia musa ispiratrice?”

Ti viene in mente un’altra parola di uso comune che ha la stessa origine? Ma è il  museo, il luogo sacro alle Muse!

Breve storia del mosaico dalla preistoria a oggi

Le origini del mosaico sono veramente antiche: pensa che già nella preistoria l’uomo usava abbellire il pavimento della sua abitazione con ciottoli di diverso colore. Ma era ancora una tecnica un po’ rudimentale, tanto che gli specialisti preferiscono parlare di litostrato anziché di mosaico.

Ecco però che arrivano gli antichi greci, campioni di arti che anche in questo campo affinano la tecnica a tal punto che i soggetti rappresentati sembrano reali.

Un esempio su tutti sono gli asàrotos òikos, ossia le case non spazzate. Lische di pesce, gusci d’uovo, foglie d’insalata, ossi di pollo smangiucchiati e chi più ne ha più ne metta. Tutti questi rifiuti domestici – perché di questo stiamo parlando – sono riprodotti tramite mosaico su tutto il pavimento, magari quello della sala da pranzo.

Dicono che il padrone di casa scegliesse queste decorazioni per far vedere che alle sue cene si mangiava tanto e bene, ma sospetto che lo facesse anche per risparmiarsi la fatica di pulire per terra. Tu cosa ne pensi? Ora che hai imparato questa moda, quando in casa ti rimproverano dicendoti “Ma che hai combinato per terra?!” prova a rispondere che hai realizzato un bellissimo asàrotos òikos, potrebbe funzionare.

Un esempio di casa non spazzata. Quanti rifiuti riconosci? (foto di Alf van Beem, CC0)

I Romani, copioni, si dedicano anche loro alle rappresentazioni realistiche, ma siccome sono anche un popolo molto pragmatico, trovano che alla fine anche dei semplici motivi geometrici fanno comunque la loro bella figura, sia nelle abitazioni private che nelle terme pubbliche, dove il mosaico era l’unica decorazione che reggeva a un clima così caldo e umido. 

Ma è il Medioevo l’epoca d’oro del mosaico. E non è un modo di dire, perché in questo periodo i mosaici che decorano le chiese, particolarmente ricchi e sfavillanti, sono realizzati proprio con della lamina di vero oro! Pensa, quei furbetti dei mosaicisti avevano anche capito che inclinando le tessere dorate potevano amplificare gli effetti di scintillio di soffitti e pareti, illuminati dalla calda luce delle candele. Immaginati l’effetto celestiale che dovevano vivere i fedeli che accorrevano alla messa…doveva sembrare di stare in paradiso in mezzo a tutti i santi!

Con il Rinascimento quest’arte perde d’importanza, ma si diffonde un particolare tipo di mosaico, in cui al posto delle normali tessere si usano elementi naturali come ciottoli di fiume, conchiglie, rocce spugnose, stalattiti e stalagmiti. È il mosaico rustico, con cui si decorano i giardini e che più avanti prenderà il nome di rocaille.

Dopo secoli di decadenza, la tecnica del mosaico torna ad attirare l’interesse di importanti artisti agli inizi del Novecento. Ti hanno mai portato al giardino dei Tarocchi a Capalbio, oppure al Parc Güell di Barcellona? Gli autori di queste coloratissime creazioni si chiamano Niki de Saint Phalle e Antoni Gaudí.

Le colombe abbeveranti riprodotte con materiale di riuso

Impara la tecnica del mosaico con materiali di riuso e tanta creatività!

Vuoi misurarti anche tu con l’antichissima tecnica del mosaico? Puoi farlo comodamente da casa usando pochi e semplici materiali, praticamente a costo zero. Le tessere saranno di cartoncino anziché di pietra o pasta di vetro, la superficie da decorare sarà un semplice foglio di cartoncino, ma il divertimento e l’effetto finale sono garantiti.

Ad esempio, il mosaico che vedi sopra l’ho realizzato io con una tecnica molto semplice che ora ti spiego.

In cartoleria puoi trovare cartoncini di diverso colore da ritagliare, ma io ho trovato divertente attingere dalla mia differenziata di casa, e tra confezioni di uova, dentifricio, creme per il viso e medicinali vari ho trovato delle nuances veramente interessanti!

Per le tessere oro ho dovuto mangiare molti cioccolatini e conservarne le cartine, per poi stenderle bene e incollarle su un cartoncino. Una volta seccata la colla, ne ho ricavato delle tessere con lo stesso procedimento che ho usato per gli altri colori, e cioè: con le forbici ho prima ritagliato tante striscioline di circa 0,5 cm di larghezza e poi da queste ho ritagliato una miriade di quadratini.

 

Materiale:

  • due fogli di cartoncino Bristol (uno come supporto per il mosaico e uno per le tessere dorate)
  • carta carbone per trasferire il disegno sul supporto
  • forbici
  • confezioni di cartoncino di riuso o cartoncini Bristol colorati (per questo mosaico ti serviranno i colori verde, blu, azzurro, grigio, bianco, nero, arancione)
  • cartine dorate dei cioccolatini per ottenere le tessere dorate (sono perfette quelle dei Gianduiotti e dei Ferrero Rocher)
  • 8 contenitori per mettervi le tessere divise per colore
  • colla vinilica
  • un pennellino
Scarica il modello per il tuo mosaico fai-da-te!

Procedimento:

Una volta che avrai accumulato il materiale necessario, stampa il modellino in pdf che trovi qui sopra e trasferiscilo sul foglio di cartoncino Bristol con la carta carbone (per tenerla ferma puoi fissarla con un po’ di nastro carta).

Ora è il momento di incollare le tessere: assicurati di avere a portata di mano le ciotoline con le tessere dei colori che ti servono, colla e pennello.

Con il pennello spalma un pochino di colla su una piccola porzione del foglio (non esagerare con la quantità, altrimenti il foglio tenderà a incresparsi) e comincia a incollare le tessere guardando l’originale per sapere quali colori usare.

 

Qualche consiglio:

Per il disegno che ho scelto (le riconosci? Sono le famose colombe abbeveranti del Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna!) ho impiegato personalmente circa 6 ore. Questo per dirti che non devi avere fretta ma considerare il mosaico come un enorme puzzle, da completare con calma, un po’ per volta.

Noterai mano a mano che vai avanti che ci sono alcuni “punti critici”, come gli angoli e le parti rotondeggianti…in questi casi puoi ritagliare ulteriormente le tessere con delle forbicine per dare loro la forma che vuoi. In generale può essere utile partire dal contorno delle figure e procedere a fasce.

 

Bene, è tutto. Scrivimi qui sotto per farmi sapere come te la sei cavata o per ricevere altri consigli.
Buon lavoro!

Ekiros - Viola Fiorentino - Guida Turistica

Benvenuto sul mio blog. Ho creato questo spazio per condividere con te curiosità, dritte e ricette della Toscana che conosco meglio. Buona lettura!

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buccellato lucchese - foto di Camelia.boban CC BY-SA 4.0

Buccellato: il principe povero della pasticceria lucchese

Buccellato

Il principe povero della pasticceria lucchese

Farina, lievito, anice e uvetta sono gli ingredienti principali del protagonista indiscusso della pasticceria lucchese. Un dolce povero e dalla storia antica che non devi perderti se visiti Lucca. Ecco la sua storia e dove mangiarlo!

Buccellato: il dolce tipico di Lucca

Protagonista indiscusso della pasticceria lucchese è il buccellato, un dolce povero e dagli ingredienti semplici. Da non confondere con quello siciliano ben più ricco e articolato, il buccellato lucchese è un pane dolce a forma di ciambella o di filino aromatizzato con semi di anice e uva passa. Una leggera spennellata di albume e zucchero dà poi alla crosta quel colorito bruno tipico del dolce, come anche il taglio applicato sul dorso per favorirne la lievitazione.

Il buccellato lucchese nei suoi due formati, a ciambella e a filino

La storia del dolce

Il buccellato lo troviamo già in un documento del 1485, e sono gli atti del processo di una donna che aveva ucciso il marito. Indovinate con cosa? Con un buccellato avvelenato!

Nel 1578 doveva già essere un dolce supergettonato se la Repubblica di Lucca impone una tassa sulla sua vendita. I ricavati dell’imposta serviranno a ricostruire gli argini del fiume Serchio.

Ma il nome del dolce tipico lucchese sembra essere ancora più antico della sua ricetta. Dal latino buccella, boccone, nell’Antica Roma il buccellatum era una specie di galletta di grano che i legionari romani consumavano accompagnandola con aceto e lardo, mentre nel Medioevo passa a designare una corona di pane costituita da tanti panini, da tanti bocconi.

Il buccellato lucchese nasce infatti come un dolce tipicamente a ciambella. Quello circolare era un formato pratico che permetteva di portare a casa anche più dolci senza buste o incartamenti, semplicemente indossandoli come bracciali.

Tipico dolce domenicale anche per le famiglie meno abbienti, era venduto dagli ambulanti nella Piazza del Duomo, per permettere a chi usciva dalla messa di mettere in tavola un po’ di buccellato fresco.

Oggi accanto alla tradizionale ciambella troviamo anche il filino, un formato moderno che permette di essere confezionato e imbustato più agevolmente.

pasticceria taddeucci - visita del principe Carlo
Il Principe Carlo d'Inghilterra visita la Pasticceria Taddeucci per assaggiare la specialità della casa

Dove mangiare il buccellato a Lucca

Recita un vecchio detto lucchese: chi vien a Lucca e ‘un mangia il buccellato è come s‘un ci fosse ma’ istato. Insomma, se ti trovi a Lucca non puoi non assaggiare una fetta di buccellato!

Lo trovi un po’ in tutte le pasticcerie e i panifici, ma mi permetto di consigliarti un posto in particolare: si tratta della pasticceria Taddeucci in piazza San Michele, una vera istituzione in materia di buccellato.

Taddeucci, lo dice l’insegna, nasce come Fabbrica del Buccellato ed è gestita dalla stessa famiglia dal lontano 1881. Oltre a essere un luogo storico e pluripremiato (sulle pareti potrai vedere numerose dediche e foto di ospiti illustri, tra cui papa Giovanni Paolo II e il principe Charles), effettivamente la pasticceria Taddeucci produce ancora il buccellato migliore di tutta Lucca. Che dipenda dal suo lievito madre? Dicono i proprietari che lo tengono in vita da quasi 140 anni, da quando Jacopo Taddeucci impastò la prima ciambella.

Come mangiare il buccellato lucchese

Se decidi di acquistare del buccellato, sappi che, come il pane, questo dolce dà il suo meglio quando è appena sfornato, anche se non mancano alcune ricette per gustarlo dopo qualche giorno quando ormai è raffermo (o posato, come si dice qui).

Se non ti piace inzuppato nel Vin Santo puoi provare a tostarlo accompagnandolo con una golosa crema pasticcera o al mascarpone. Ti intriga l’abbinamento dolce-salato? Potresti osare accompagnandolo con dell’affettato o del formaggio.

pasticceria taddeucci -antico detto luchhese
Una rivisitazione commerciale dell'antico detto luccchese nella pasticceria Taddeucci
Ekiros - Viola Fiorentino - Guida Turistica

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agrifiera di pontasserchio

L’Agrifiera di Pontasserchio: storia curiosa di una fiera antica

L'Agrifiera di Pontasserchio

Storia curiosa di una fiera antica

Ogni anno tra aprile e maggio, insieme ai ponti primaverili, a Pontasserchio torna anche l’Agrifiera. Fiori, trattori, animali, attrezzi, prodotti tipici e, diciamolo, qualche immancabile cianfrusaglia.

Ma quella che oggi può sembrare una moderna mostra agricola e merceologica vanta origini insospettabilmente antiche, che si mischiano alla storia di un miracolo, di un dolce tipico e di una pregiata razza bovina. Voglio raccontarti la curiosa storia di una fiera di paese, la fiera del mio paese.

Indice

Dove tutto inizia: Ponte a Serchio nel Cinquecento

Siamo a Pontasserchio, piccolo paesino della campagna pisana adagiato sulla riva sinistra del fiume che lo battezza. Siamo a inizio Cinquecento, e l’abitato ha certo tutt’altra fisionomia rispetto a quella odierna: Vecchializia, lo dice il nome, è il centro più antico e popoloso, il vero nucleo del paese. Poco distante, esiste poi un altro agglomerato di case: è la borgata di Ponte, la Pons ad Serclum nata in epoca medievale attorno al primo ponte sul Serchio e al castello che lo controllava.

A inizio Cinquecento, dicevamo, il vecchio ponte esiste ancora (lo mineranno i tedeschi in ritirata alla fine dell’ultimo conflitto mondiale), ma a proteggerlo non c’è più il castello, abbattuto dai pisani alla fine dei problemi di vicinato con i cugini lucchesi. C’è invece un’edicola, o immaginetta che dir si voglia, di quelle che anche oggi vediamo spesso agli incroci e sulle strade di campagna, costruite per il riparo fisico e spirituale dei viandanti. Coperta da una tettoia, l’edicola è decorata da un affresco rappresentante una Crocifissione.

agrifiera di pontasserchio - sfilata
La sfilata di inaugurazione con i costumi della Fondazione Ceratelli

Il miracolo del Crocifisso

E’ il 28 aprile di un anno imprecisato. Un temporale sorprende tre uomini che stanno lavorando nelle vicinanze, costringendoli a rifugiarsi sotto il tempietto. Per ingannare il tempo, i tre si mettono a giocare a dadi, e così continuano a fare finché uno di loro, contro il quale la sfortuna sembra essersi accanita, perde le staffe e, imprecando, scaglia i dadi contro l’immagine del Crocifisso. Immediatamente il blasfemo cade a terra morto; un nugolo di mosconi arriva dal cielo a ricoprirgli il volto, poi la terra gli si apre sotto e lo inghiottisce. È il miracolo del Crocifisso, un miracolo punitivo abbastanza frequente (storie simili tornano a Pisa e a Lucca, senza andare troppo lontano) nella Toscana dei bestemmiatori incalliti.

La notizia del prodigio rimbalza velocemente di paese in paese, e in breve tempo Pontasserchio diventa meta di pellegrinaggio: ogni 28 aprile, fedeli accorrono dal Pisano e dalla Lucchesia per venerare l’immagine miracolosa. Già nel 1516 troviamo l’affresco custodito in un piccolo oratorio che, ampliato nel tempo, costituisce oggi la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo.

crocifisso miracoloso pontasserchio
L'immagine miracolosa, custodita oggi nella chiesa di paese

La Fiera del 28 e la torta co' bischeri

Sulla fiera di Pontasserchio mancano documenti e notizie certe fino alla metà dell’Ottocento, quando questa è ormai un fatto consolidato e un incontro di una certa importanza. Sembra comunque che le sue origini rimontino già al XVI secolo: come spesso succedeva, fin da subito i produttori locali cominciarono a sfruttare la risonanza della festa religiosa per commerciare alcuni beni, soprattutto bestiame e tessuti. I paesani, inoltre, per aumentare l’affluenza dei forestieri e trarne un sempre maggiore guadagno, escogitarono un modo per mettere a profitto l’appetito dei viandanti: insieme alla fiera del 28 nasceva così la golosa torta co’ bischeri.

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Torta co' bischeri alla centesima edizione dell'Agrifiera

Da fiera del bestiame a mostra merceologica: l'Agrifiera oggi

Le trasformazioni subite dall’agrifiera sono state tante nel tempo. A inizio ‘900 si specializza nell’esposizione del Mucco Pisano da riproduzione, diventando un punto di riferimento per la selezione di questa pregiata razza autoctona che al tempo rischiava l’estinzione; nel dopoguerra, al bestiame si affiancano macchine, elettrodomestici, attrezzi agricoli e merci di ogni tipo.

Oltre ai prodotti in vendita cambiano anche i tempi e i luoghi della manifestazione, e così da un po’ di tempo la fiera del 28 occupa in realtà una decina di giorni; le bancarelle sono diventate padiglioni, e si sono spostate dalle vie del centro agli spazi del parco comunale. Tra i più giovani comincia a svanire il ricordo delle origini dell’evento, e la ricorrenza del miracolo, festeggiata con una processione e una cena di paese, è spesso confusa con la festa patronale di San Michele Arcangelo.

Alcune tradizioni tuttavia resistono al tempo. Una su tutte, la ricetta originale della torta co’ bischeri, regolata dalle istituzioni con un rigido disciplinare, ma soprattutto tramandata spontaneamente dalle famiglie, che ogni anno in questo periodo infornano decine e decine di torte da regalare ad amici e parenti. Naturalmente il forno deve essere a legna, magari quello del vicino o del panificio del paese, se non se ne ha uno proprio. In un quaderno sporco di cioccolata conservo la ricetta della mia vicina. Che mi ha svelato in cambio del forno a legna, appunto.

Esemplari di razza chianina al padiglione degli animali da allevamento
Ekiros - Viola Fiorentino - Guida Turistica

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Torta co’ bischeri: storia e ricetta del dolce pisano

Anche tu pensi che i dolci toscani siano poveri e poco generosi? Ti presento la torta co’ bischeri, una crostata dal ricco ripieno di cioccolata, riso, pinoli e canditi. Un dolce che nasce a Pontasserchio secoli fa e la cui ricetta è tramandata dalle famiglie locali. … Read More