ghivizzano - panorama

Ghivizzano, il castello di Castruccio Castracani

Ghivizzano

Il castello di Castruccio Castracani

Antiche case di pietra, sotterranei comunicanti, passaggi segreti e una doppia cortina di mura. A dominare il borgo la possente torre di Castruccio Castracani. Questa è Ghivizzano, un minuscolo borgo nella valle del Serchio che vale la pena esplorare, magari insieme a Barga e Coreglia Antelminelli.

Indice

Ghivizzano: un piccolo borgo pieno di sorprese

Ogni volta che vado in Garfagnana, due splendide vedute mi dànno il benvenuto nella valle. Superato Borgo a Mozzano, subito dietro la curva si apre la vertiginosa sequenza di arcate del Ponte del Diavolo; dopo appena qualche chilometro, sulla sponda opposta del Serchio, ecco la sagoma inconfondibile di Ghivizzano, delimitata dal campanile della chiesa castellana e dalla torre di guardia della rocca.

Siamo a poca distanza da Barga, nel comune di Coreglia Antelminelli. Il nucleo più antico di Ghivizzano sorge su una bassa collina alle pendici del monte Gromignana, mentre il paese moderno si sviluppa nel fondovalle, dove si concentrano tutti i servizi e dove vive la maggior parte della popolazione.

Il borgo dentro le sue mura è veramente piccolo, ma riesce a regalare inaspettate sorprese a chi decide di visitarlo. Un groviglio di vicoli salgono e scendono con ripide scalinate e si insinuano anche sotto i piani terra delle case, movimentate da archi, logge e piccole altane. Tra giardini, corti e balconi fioriti, le stradine lastricate convergono alla rocca, che domina il borgo in posizione sopraelevata.

ghivizzano - chiesa di s. antonio
Uno scorcio del borgo nei pressi della Porta del Castello

Il castello di Ghivizzano: un po' di storia

Nel II secolo a.C. i Romani cominciano la loro opera di conquista della Garfagnana ai danni dei Liguri Apuani. Durante il loro avanzamento costruiscono dei campi militari, i castra, nei punti più strategici della vallata, e Ghivizzano è uno di questi. Il nome del borgo deriverebbe infatti da Clavis, per la posizione chiave in cui si trovava. Da qui Clavidius, Clavidianu, Glavezzano, per arrivare all’attuale Ghivizzano.

Come la vicina Coreglia, durante il Medioevo il castello è giurisdizione prima dei Rolandinghi, poi di un’altra famiglia locale, gli Antelminelli, ma il feudo mantiene a fatica la sua indipendenza, minacciato costantemente da Lucca che alla fine riesce a conquistarlo insieme ai borghi circostanti creando la Vicaria di Coreglia.

All’inizio del Trecento a diventare Signore di Lucca è proprio un Antelminelli, il suo nome è Castruccio Castracani, uno dei più valorosi condottieri che la storia italiana ricordi. A lui si devono i principali interventi di ristrutturazione che daranno al castello la fisionomia attuale, ma che non basteranno a evitare i saccheggi e gli assedi di Fiorentini e Lucchesi, che alla fine si riappropriano del borgo.

Dal Cinquecento, con l’avvento delle armi da fuoco, il castello perde progressivamente la sua importanza e, una volta smilitarizzato, l’abitato inizia a svilupparsi anche al di fuori dalle mura, scendendo fino al fondovalle.

Ghivizzano - torre di Castruccio Castracani
Torre di Castruccio Castracani

Cosa vedere nel borgo di Ghivizzano

Rocca

La parte più alta e meglio difesa del castello, residenza del signore di turno e della guarnigione militare. Entrando a Ghivizzano dal Portello ottocentesco posto sul lato nord, possiamo salire comodamente alla rocca usando l’ascensore all’inizio della via Piastronata, oggi via Camilli, oppure attraverso il caratteristico scaleo poco più avanti, che ci conduce alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo, alla caserma e quindi alla torre di Castruccio.

Chiesa di San Pietro e Paolo

La chiesa si trova inizialmente all’esterno della rocca – vi viene inglobata solo con gli interventi di espansione voluti da Castruccio – ma nasce comunque come chiesa castellana, mentre la funzione di chiesa parrocchiale spetta in un primo tempo al piccolo oratorio di Sant’Antonio Abate. Nel Cinquecento, con la smilitarizzazione del castello, gli abitanti di Ghivizzano aumentano di numero e la chiesa di Sant’Antonio si trova ormai circondata dalle case, così si decide di ampliare quella sulla rocca e passare a lei il titolo di parrocchia. Da qui i lavori di ristrutturazione che hanno in parte cancellato il suo primitivo aspetto romanico, che si mantiene tuttavia nella piccola abside e sul prospetto meridionale, con dei begli archetti pensili decorati da protomi umane e animali. All’interno della chiesa, le lapidi sepolcrali della moglie e del figlio di Francesco Castracani, salito al potere di Ghivizzano poco dopo la morte del cugino Castruccio.

Torre di Castruccio

La torre si sviluppa su tre piani ed è illuminata da grandi finestre con arco a tutto sesto. Queste ampie aperture, poco appropriate a un uso militare, furono aperte in effetti solo all’inizio del Trecento, quando il Castracani adattò la struttura ad abitazione civile. A onor del vero dovremmo dire quindi che la torre non è propriamente di Castruccio, e che al famoso condottiero si deve solo la ristrutturazione di un edificio che verosimilmente esisteva già da un paio di secoli. Comunque sia, da allora il primo e il secondo piano della torre vennero adibiti a residenza signorile, sotto la zona giorno col camino e sopra la camera da letto, mentre il piano terra, non comunicante con gli altri, fu lasciato a disposizione per il magazzino e per il riparo delle guardie.

Porta del Castello e Via Sossala

Poco oltre la chiesetta di Sant’Antonio si trova la porta storica del castello sormontata dalla facciata di palazzo Ghivizzani, oggi lussuoso Bed & Breakfast di proprietà dei Buonvisi di Lucca. Da qui si accede alla parte più caratteristica del borgo, la via Sossala. Il suo nome, anticamente sub sala, indica proprio la sua particolarità: ricalcando l’andamento delle mura di cinta, la strada passa infatti sotto le sale di palazzo Ghivizzani per riaprirsi più avanti tra le cantine e i seminterrati delle abitazioni. Percorrendola si rimane affascinati dal suo aspetto di camminamento segreto, illuminato solo dalle feritoie da cui un tempo i balestrieri proteggevano il castello in caso di assedio.

Ghivizzano - Via Sossala
Le suggestive gallerie di Via Sossala

Quando visitare Ghivizzano: eventi e manifestazioni

Visitare Ghivizzano è sempre possibile, e passeggiare tra i suoi vicoli è un’esperienza che mi sento di consigliare in ogni momento dell’anno. Se volete esplorare la torre e gli interni delle chiese, solitamente chiusi per motivi di sicurezza, possiamo concordare un giorno per visitarli insieme, giusto un minimo di preavviso per contattare i volontari che custodiscono le chiavi.

Ghivizzano Alta non è solitamente molto affollata, e il suo bello sta anche in questo; se però siete amanti delle feste di paese, oppure se siete curiosi di vedere il borgo riprendere magicamente vita, le occasioni che potreste cogliere sono le seguenti:

Norcini a Castello (settembre)

Cortei storici, giochi, musica, spettacoli di falconeria ma soprattutto tanti prodotti buoni e genuini. Sono questi gli ingredienti di Norcini a Castello, manifestazione enogastronomica organizzata da Antica Norcineria, Slow Food, il Gruppo Storico di Ghivizzano Castello e il Comune di Coreglia. Protagonisti indiscussi i salumi tipici garfagnini tra cui la mondiola, il lardo di gota e il salame prosciuttato e i tre presidi Slow Food della valle, il prosciutto bazzone, il biroldo e il pane di patate.

Presepe vivente (dicembre)

Dal 1992 ogni anno per una sera Ghivizzano rivive la magia della natività con il suo presepe vivente. Centinaia di figuranti animano le case e le cantine del borgo trasformandole in botteghe, locande e antiche osterie, ognuno impegnato nella propria attività in attesa dell’arrivo della Sacra Famiglia. A tarda serata, Maria e Giuseppe percorrono come da tradizione le vie del castello alla ricerca di un alloggio fino ad approdare alla capanna, allestita nella parte più alta del paese. La rievocazione non pretende di riproporre fedelmente le ambientazioni e gli abiti della Betlemme dell’anno zero, ma piuttosto di rispolverare le tradizioni del borgo unendo il folclore all’artigianato e ai prodotti tipici locali.

ghivizzano - gli archetti pensili della chiesa dei SS. Pietro e Paolo
Gli archetti pensili della chiesa dei SS. Pietro e Paolo. FOTO DI Mongolo1984, CC BY-SA 4.0
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Coreglia Antelminelli - monumento al figurinaio

Coreglia Antelminelli, la patria dei figurinai

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Coreglia Antelminelli - monumento al figurinaio

Coreglia Antelminelli, la patria dei figurinai

Coreglia Antelminelli

La patria dei Figurinai

Terra di passaggio e roccaforte inespugnabile della Repubblica di Lucca, Coreglia Antelminelli è un piccolo borgo dall’illustre passato. Il suo nome è legato a doppio filo al grande condottiero Castruccio Castracani, ma i veri protagonisti della sua storia sono semplici artigiani. Gente umile ma ingegnosa che ha saputo trasformare un materiale povero in una vera e propria arte da esportare in tutto il mondo, le figurine di gesso.

Indice

Coreglia Antelminelli, uno dei Borghi più Belli d'Italia

Siamo alle porte della Garfagnana, a nord di Lucca, nella verde valle del fiume Serchio. Salendo dal fondovalle, Coreglia ci appare all’improvviso sul suo lungo crinale, protetta dalle cime appenniniche e da fitti boschi di castagno.

Coreglia Antelminelli è annoverata tra i Borghi più Belli d’Italia insieme alla vicinissima Barga. Quello che oggi è un piccolo paesino sonnolento vanta un passato importante, ed è stato frequentato da numerosi poeti, pittori e letterati. Tra questi Concetto Marchesi, Giuseppe Ungaretti e Carlo Carrà, che trovò nei paesaggi locali l’ispirazione per la sua rinascita artistica.

Negli eleganti palazzi cinquecenteschi nacquero poi Oreste Antonini, amico intimo di Giacomo Puccini, e Benedetto Puccinelli, uno dei più grandi botanici dell’Ottocento.

Coreglia Antelminelli e gli Appennini innevati. Foto di LigaDue - CC BY-SA 4.0

Cenni storici

Il nome

Corrilia, terra di scorrimento, luogo di passaggio. Il nome del paese conserva memoria della sua storia di borgo di confine della Lucca medievale. La specifica di Antelminelli fu aggiunta solo dopo l’Unità d’Italia per distinguere il comune dall’omonimo ligure, e ricorda la nobile famiglia locale che vi ha governato per secoli e a cui appartenne il famoso condottiero Castruccio Castracani.

Il periodo di splendore

Le prime testimonianze ci parlano di un castello di proprietà dei Rolandinghi, potenti feudatari locali a cui seguirà la famiglia Antelminelli.

A fine Duecento i Lucchesi conquistano il territorio ed eleggono Coreglia a capoluogo di una vicaria estesissima, tanto da coprire anche gli attuali comuni di Pescaglia, Bagni di Lucca e Borgo a Mozzano. Poco dopo il caso vuole che a diventare Capitano di Lucca sia proprio un Antelminelli. È il grande comandante Castruccio Castracani, succeduto poi dallo zio Francesco. In questo periodo Coreglia diventa contea, raggiungendo l’apice del suo splendore.

Nel Quattrocento, tornato in mani lucchesi, il castello segue la città nei suoi scontri con Pisa, Firenze e la signoria estense per il dominio della Garfagnana. Proprio per la sua fedeltà, nel 1562 Lucca le dona il titolo di commissariato, i cui confini sono tuttora ricalcati dal Comune odierno.

L'arte dei figurinai

Finite le guerre, il castello comincia inesorabilmente a perdere di importanza. L’abitato a dire il vero cresce molto, estendendosi anche oltre le mura, ma la popolazione è mediamente povera e si basa su un’economia di sussistenza.

Tra Sei e Settecento si diffonde così la pratica di realizzare figurine, piccole statuette di gesso che venivano vendute per le strade principalmente come soprammobili o arredi sacri. Quella che all’inizio è un’umile lavorazione artigianale diventa presto una vera e propria arte, che i coreglini diffonderanno in tutto il mondo con l’inizio dell’emigrazione.

Prima di partire per l’estero, i figurinai si riunivano in compagnie, di cui facevano parte anche i ragazzi del paese, reclutati per vendere i gessi nelle strade. Tra questi qualcuno si distinguerà passando alla storia.

Uno di loro lo troviamo immortalato nel monumento sotto la chiesa di San Michele, nella piazzetta a lui dedicata. Il suo nome è Mario Pisani, che emigra in America all’età di soli tredici anni. Da venditore ambulante in poco tempo diventa socio dell’azienda in cui lavora, per crearne poi una tutta sua che sarà il riferimento del clero mondiale per le statue di gesso a tema sacro.

Un altro si chiama Zeffirino Poli, in America si fa chiamare Sylvester e con questo nome sarà ricordato come uno dei più grandi impresari teatrali e cinematografici degli Stati Uniti degli anni Venti. Sui suoi palchi si esibiranno persino Charlie Chaplin e Buffalo Bill.

L’ultimo si chiama Mansueto Rigali…ed è il bisnonno di Susan Sarandon.

Coreglia Antelminelli - Chiesa di San Martino
La chiesa di San Martino, nella parte bassa del paese

Cosa vedere

Chiesa di San Martino

Nella parte bassa di Coreglia si trova una delle chiese più antiche di tutta la Lucchesia. Costruita nel IX secolo, San Martino è stata più volte rimaneggiata nel tempo, ma il suo aspetto originario si mantiene nei tre capitelli a sinistra dell’ingresso e nell’architrave della porta presbiteriale. All’interno una Madonna del Rosario (1598) di Pietro Sorri, allievo e genero del Passignano i cui dipinti ornano il Duomo di Pisa, Lucca, Arezzo e Siena.

Chiesa di San Michele

È la chiesa principale del paese. Costruita nel XII secolo come chiesa castellana a ridosso della prima fortezza di Coreglia, il suo campanile è costituito proprio dalla torre militare della rocca, la Torre Rolandinga. All’interno della chiesa, le due belle statue marmoree rappresentanti l’Annunciazione sono ascritte alla mano di Giovanni di Balduccio, scultore pisano molto attivo nella prima metà del Trecento.

Rocca

Nella parte più alta del paese, nei pressi della Porta a Ponte, si trovano i resti della seconda rocca in ordine cronologico, costruita dai Rolandinghi nel XII secolo. Purtroppo i resti della fortificazione rimangono all’interno di una proprietà privata, ma anche da fuori si possono intravvedere i muraglioni, l’ingresso al ponte levatoio, la scalinata di accesso e i possenti bastioni cinquecenteschi. Nel 1953 in zona sono stati rinvenuti dei collegamenti sotterranei che sembrano unire la rocca con le altre due piazzeforti del castello.

Museo della Figurina di Gesso e dell'Emigrazione

In Via della Rocca, il cinquecentesco palazzo Vanni ospita un museo un po’ particolare, che in tre piani densi di cimeli, documenti e piccole opere d’arte ci spiega come la manualità, l’inventiva e una buona dose di intraprendenza possano risollevare le sorti di un popolo. La sede del museo non è per niente casuale: in questo palazzo nel 1883 il barone Carlo Vanni aveva istituito la Scuola di Disegno e Plastica per introdurre i giovani al mestiere di figurinaio, che lui stesso praticava. Nel 1915, trasferitosi a Vienna, il nobile dona l’edificio al Comune, che nel 1975 vi istituisce il museo che vediamo oggi.

Castello di Ghivizzano

Se ti trovi a Coreglia Antelminelli, non mancare di visitare la vicina Ghivizzano, un piccolo ma caratteristico borgo che condivide con il capoluogo i personaggi e la storia.

Il monumento ai Figurinai e la Torre Rolandinga, oggi campanile della chiesa di San Michele

Manifestazioni ed eventi

Due eventi particolari si tengono ogni anno a Coreglia, legati entrambi all’antica tradizione dei figurinai, il Concorso Nazionale di Scultura per un personaggio del presepe, che si tiene il secondo sabato di giugno, e Coreglia Terra di Presepi, giornata a ridosso del Natale in cui per le strade del borgo sono esposte decine e decine di pregevoli presepi realizzati dagli artigiani locali.

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Coreglia Antelminelli - monumento al figurinaio

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Garfagnana - il lato selvaggio della Toscana

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Garfagnana - il lato selvaggio della Toscana

Garfagnana, il lato selvaggio della Toscana

Garfagnana

Il lato selvaggio della Toscana

Quando si dice Toscana, la mente corre subito alle dolci colline punteggiate di cipressi, le vigne assolate, gli oliveti e i campi di grano. Bene, non ti aspettare di portare a casa questa cartolina se visiti la Garfagnana. Qui i paesaggi sono quelli maestosi e spettacolari dell’ambiente montano, tra speroni di roccia, boscaglie e torrenti impetuosi. Una terra selvaggia e ricca di contrasti conosciuta non a caso come l’isola verde della Toscana.

Indice

Cascata sulla Turrite Secca - Castelnuovo Garfagnana
Una delle numerose pozze balneabili della valle

Autenticità e tradizione lontano dal turismo di massa

Ci troviamo nella punta settentrionale della regione, in una valle stretta tra le Alpi Apuane e l’Appennino Tosco-Emiliano. Per via di questa posizione un po’ defilata, la Garfagnana non rientra nei grandi circuiti turistici. È a dire il vero una zona ancora poco esplorata, anche dagli stessi toscani.

La difficile accessibilità ha pesato non poco sul suo sviluppo economico e sociale, costringendola a mantenere un profilo perlopiù rurale e portando in passato a massicce emigrazioni. Al tempo stesso, però,  l’isolamento è proprio il suo punto di forza e ciò che la rende unica.

Al riparo dal turismo di massa, questo angolo di Toscana riesce a mantenere integra la sua forte identità culturale, attraendo chi fugge dalle mete affollate e più inflazionate in cerca di pace, autenticità e tradizione.

Le baite del Puntato, antico alpeggio sulle Alpi Apuane

Un paradiso per gli amanti della natura e dell'outdoor

Una meta per viaggiatori curiosi dunque, ma anche per gli amanti della natura e dello sport, che qui troveranno sicuramente pane per i loro denti. Dalle aspre vette delle Apuane ai dolci crinali appenninici, sono infiniti i sentieri su cui cimentarsi a piedi o in mountain bike.

Il territorio è ricco poi di riserve naturali, grotte, torrenti e pareti rocciose, dove godere di paesaggi unici o praticare attività ad alto tasso adrenalinico come il rafting, l’arrampicata e il torrentismo.

Se sei amante del genere non perderti l’Antro del Corchia e la Grotta del Vento, annoverate tra le più belle grotte in Italia. Nella vicina Val di Lima, l‘Orrido di Botri è una spettacolare gola calcarea scavata dal Rio pelago che può essere percorsa con il dovuto equipaggiamento.

Garfagnana - rafting sulla Lima
Rafting sul fiume Serchio con Aguaraja

Una storia millenaria di guerre e conquiste

Ma la Garfagnana è anche una terra dalla storia lunga e densa. Se pensiamo che prima della viabilità moderna erano i corsi fluviali e i valichi montani le principali vie di comunicazione, capiremo quanto strategica sia stata in passato questa vallata. Un collegamento cruciale tra il Nord Italia e il resto della penisola, tra le zone interne e quelle costiere.

Solcata da uno dei principali fiumi della Toscana, protetta da importanti alture dalle cui cime controllare agevolmente il territorio, la Garfagnana è stata terra ambita da numerose popolazioni. Abitata dai Liguri Apuani e dagli Etruschi, conquistata da Romani, Longobardi e Franchi, è stata contesa a lungo tra Lucchesi, Fiorentini ed Estensi. Una guerra lunga secoli quest’ultima, che ha lasciato non pochi strascichi a livello identitario e culturale.

Giusto per darti una misura di questo frazionamento: il territorio, ormai interamente assorbito dalla provincia di Lucca, continua ad essere suddiviso amministrativamente in due macroaree. La Garfagnana propriamente detta, con capoluogo Castelnuovo, corrisponde all’alta valle del Serchio. Qui l’influenza è storicamente estense, tranne qualche eccezione a macchia di leopardo. La Mediavalle, che coincide con il tratto del fiume appena più a sud, è rimasta nel tempo più vicina a Lucca, sia geograficamente che culturalmente. Nonostante questo, il suo capoluogo Barga conserva nei palazzi e negli stemmi fiera memoria del suo passato fiorentino.

Garfagnana - cippo di confine tra stato mediceo e ducato di modena
Antico cippo di confine tra Stato Mediceo e Ducato di Modena

Borghi di pietra e maestose fortezze

Queste vicissitudini storiche spiegano la grande quantità di fortificazioni che costellano il territorio, di cui la rocca di Camporgiano, il castello di Sala e la poderosa fortezza delle Verrucole sono solo gli esempi meglio conservati. A Castelnuovo, la Rocca Ariostesca e la Fortezza di Mont’Alfonso sono collegate da una piacevole passeggiata dedicata all’autore dell’Orlando Furioso, che soggiornò nel borgo alcuni anni in veste di commissario ducale per conto degli Este.

Alcune di queste fortezze, una volta persa la loro funzione strategica, vennero abbandonate o distrutte e sono oggi ridotte a ruderi, come la torre di Sillico e quella del Monte Bargiglio, l’occhio di Lucca. Altre invece hanno avuto una storia più felice che le ha permesso di evolversi fino a diventare i pittoreschi borghi che caratterizzano il territorio. Alcuni di questi, come Castiglione di Garfagnana e Coreglia Antelminelli, sono stati selezionati dall’associazione I borghi più belli d’Italia per il loro interesse storico e artistico. Altri, come Barga, hanno ricevuto la Bandiera Arancione del Touring Club, che ne certifica la qualità dell’accoglienza oltre a un patrimonio culturale e ambientale di altissimo pregio.

Insomma, se subisci il fascino del borgo medievale, in Garfagnana non c’è che l’imbarazzo della scelta. Fare una selezione è difficile, ma il più delle volte basterà fidarti del tuo istinto e concederti una deviazione ogni qualvolta rimarrai incuriosito da una cerchia di mura o da una torre che svetta in lontananza tra le case di pietra. Una volta varcato l’ingresso, dovrai solo perderti tra i saliscendi e i vicoli tortuosi in attesa che lo sguardo si apra su una piazza, una chiesa o un panorama sulla vallata e le vette circostanti.

Castelnuovo Garfagnana - vista sul borgo
L'antico accesso al borgo di Castelnuovo Garfagnana

Pievi, monasteri e chiese di rara bellezza

Garfagnana, luogo isolato e impervio, dicevamo, eppure importante crocevia di traffici e di genti. Queste due facce del territorio si riflettono negli edifici religiosi che lo popolano.

Arroccati su speroni rocciosi o nascosti in selve fitte e impenetrabili sono gli eremi e i santuari. Solo i monti intorno a Borgo a Mozzano ne contano ben cinque, alcuni dei quali sono collegati in un itinerario conosciuto non a caso come la Via dei Romitori. A volte le costruzioni sono a dir poco ardite, come l’eremo di Calomini, appeso a una parete scoscesa sulla valle della Turrite, o quello rupestre di San Viviano, scavato nella roccia del Monte Roccandagia, vicino all’alpeggio di Campocatino.

Man mano che ci avviciniamo ai centri abitati gli edifici religiosi si fanno meno austeri e primitivi, rivelando al contempo l’influenza di grandi centri culturali come Pisa e Lucca. Le pievi e le chiese cittadine mostrano spesso i motivi decorativi del Romanico Pisano, e al loro interno non è raro scoprire pregevoli opere firmate da importanti artisti toscani e non solo. 

Barga esemplifica bene questa ricchezza artistica. Salendo al borgo, in pochi chilometri troviamo in successione la bella facciata romanica della Pieve di Santa Maria, le terre robbiane della chiesa di San Francesco e l’imponente Duomo di San Cristoforo, decorato da Biduino e Guido Bigarelli, nomi che ritroviamo nel più noto Duomo di Pisa.

Barga - Duomo di San Cristoforo - pulpito di Guido Bigarelli
Il pulpito di Guido Bigarelli nel Duomo di Barga

I cammini devozionali della Garfagnana

Meno importanti dal punto di vista artistico ma preziose testimonianze della frequentazione del territorio sono infine gli ospizi, i pellegrinai e le altre strutture d’accoglienza che per tutto il Medioevo hanno dato assistenza e conforto a viandanti e pellegrini di transito nella valle.

Dalla Garfagnana passavano infatti alcune varianti della Via Francigena e di altri itinerari romei che da tutta Europa portavano alla tomba dell’apostolo Pietro.

Chi per diversi motivi prediligeva questo percorso interno, era solito approcciare la valle da nord-ovest, valicando il Passo di Tea dove oggi è il sito archeologico dell’ospedale di San Nicolao. Alternativamente si passava da nord-est, scavalcando l’Appennino Tosco-Emiliano attraverso una delle sue numerose foci. Qui il passo più battuto era quello delle Radici, nei cui pressi troviamo l’imponente e ancora frequentatissimo santuario di San Pellegrino in Alpe.

A prescindere dal punto di accesso, gli itinerari confluivano lungo la direttrice del Serchio per raggiungere Lucca – tappa fondamentale soprattutto dopo la diffusione del culto al Volto Santo – e da qui immettersi nel solco più tradizionale della Francigena fino a Roma.

Attualmente le istituzioni locali stanno lavorando a un piano di valorizzazione e recupero di questi due cammini storici che prendono il nome di Via del Volto Santo e Via Matildica o di San Pellegrino. Il progetto, già parzialmente realizzato tramite la pulizia e la segnalazione dei tracciati, mira allo sviluppo di un turismo lento e sostenibile. Un’opportunità unica per scoprire il patrimonio storico, naturalistico e culturale del territorio attraverso sentieri, mulattiere e ponti percorsi da secoli.

Un particolare della chiesa di San Cassiano di Controne

Antiche vie d'acqua

Parlando di ponti, un libro intero potrebbe essere dedicato – e forse in realtà qualcuno l’ha già fatto – a questo genere di infrastrutture in un’area così ricca d’acqua. Piccoli e grandi, belli e brutti, antichi e moderni (spesso le cose coincidono), i ponti della Garfagnana si contano a fatica.

Il più celebre di tutti è il Ponte della Maddalena, che con le sue arcate asimmetriche accoglie maestoso chi entra nella vallata provenendo da Lucca. Questa mirabile opera di ingegneria civile medievale forma una parabola così alta che sembra sfidare la legge di gravità. È per questo che sull’architettura circola un’antica leggenda che lo rende noto al mondo come il Ponte del Diavolo.

Ponte medievale sul Cammino del Volto Santo

Prodotti tipici e antichi mestieri

Un territorio spesso ripido e impervio quello della Garfagnana. Qui la selva e la roccia sottraggono spazio alla terra, e gli inverni sono abbastanza rigidi da rendere improduttiva la maggior parte delle coltivazioni.

Ma la montagna offre anche mille risorse. Al fondovalle, torrenti pescosi alimentano mulini e altri opifici, mentre poco più su i boschi regalano castagne, funghi, legna e selvaggina. Ancora più in alto, il bosco lascia spazio a vaste distese erbose, dove gli animali pascolano in libertà.

L’economia garfagnina è quella di un popolo che ha saputo fare di necessità virtù, e il risultato è un’enorme ricchezza di tradizioni e prodotti di alta qualità. Fra questi il farro IGP della Garfagnana, il pane di patate, la farina di neccio DOP, la mondiola, il biroldo e il prosciutto bazzone, presidi Slow Food del territorio.

Formenton Otto File della Garfagnana
Formenton Otto File della Garfagnana
Ekiros - Viola Fiorentino - Guida Turistica

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Garfagnana - il lato selvaggio della Toscana

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barga curiosa - iscrizione del Duomo

Barga curiosa: 10 cose che forse non sapevi

Barga curiosa

10 cose che forse non sapevi su uno dei Borghi più Belli d'Italia

Annoverata tra i Borghi più Belli d’Italia e premiata dal TCI con la bandiera arancione, Barga non ha certo bisogno di molte presentazioni. Tuttavia, oltre alle attrazioni e ai monumenti che la rendono famosa, ci sono altri aspetti meno noti ma non per questo meno interessanti.

Eccoti una piccola guida in 10 punti per scoprire una Barga curiosa e inconsueta.

Indice

Barga curiosa, come il suo stemma

Barga, arroccata su un colle alto 410 m e circondata dalle vette degli Appennini e delle Apuane, ha come stemma una barca che solca il mare. Sul vascello campeggiano fieramente una vela spiegata e un bell’esemplare di pino.

Le perplessità che suscita questa curiosa raffigurazione si sciolgono indagando la storia della cittadina. Nel 1341 Barga diventa parte dello stato fiorentino, seguendone le sorti fino all’Unità d’Italia. Nel Cinquecento i Medici conquistano anche Pisa, che eleggono come sede dell’ordine marittimo dei Cavalieri di Santo Stefano. I cavalieri hanno bisogno di flotte, e le flotte di legname.

I boschi appenninici sopra Barga sono un punto perfetto di approvvigionamento: i tronchi, trasportati a valle dai buoi, vengono portati lungo la riva del fiume Serchio e quindi affidati alla corrente per poi essere raccolti alla foce del fiume; da qui, via mare, arrivano agli arsenali pisani per trasformarsi in imbarcazioni. Questo tragitto solcato per secoli prende il nome di Via dei Remi.

barga curiosa - stemma della città
Lo stemma di Barga dipinto nella sala del Consiglio comunale

Giovanni Pascoli: un illustre cittadino adottivo

Che Giovanni Pascoli abbia vissuto i suoi ultimi anni a Barga per molti non è una novità, e chi non lo sapesse è la stessa cittadina a informarlo, con targhe commemorative che a ogni angolo ricordano il passaggio del suo abitante più illustre.

Il Pascoli si trasferì qui nel 1895, prendendo casa nella vicina Castelvecchio, ribattezzata Castelvecchio Pascoli proprio in onore del poeta. Attratto dai ritmi lenti del borgo e dalla sua splendida cornice naturalistica, passerà qui gli ultimi anni della sua vita. Diciassette ispiratissimi anni che daranno alla luce i versi più noti della sua produzione lirica. Oggi è possibile ripercorrere le orme del poeta visitando la sua casa museo e seguendo un itinerario cittadino a lui dedicato.

Barga - la terrazza di Casa Pascoli
Il giardino di casa Pascoli visto dall'altana

Il doppio tramonto sul prato dell'Arringo

Una guida su Barga curiosa non poteva non menzionare il famoso doppio tramonto, fenomeno che richiama sempre più spettatori, soprattutto gli appassionati fotografi.

In alcuni periodi dell’anno da Barga è possibile ammirare il tramonto due volte nello stesso giorno. Il fenomeno non ha niente di magico, ma è dovuto alla particolare conformazione del Monte Forato, una delle vette delle Apuane meridionali. Il sole prima tramonta dietro il monte e poi torna ad apparire, per l’ultima volta, attraverso il suo caratteristico arco naturale, offrendo l’illusione di un doppio tramonto.

Il suggestivo spettacolo è visibile dal sagrato del Duomo, il punto più alto di Barga, i giorni 10 e 11 di novembre e poi ancora il 30 e il 31 gennaio.

Un piccolo borgo pieno d'arte

Se c’è una cosa che distingue Barga dagli altri borghi della Garfagnana è la quantità d’arte che riesce a contenere.

I rapporti col Granducato hanno permesso al piccolo centro di contare su artisti del calibro dell’Ammannati, del Tempesti e dei Della Robbia, ma già nel Duomo romanico troviamo le stesse maestranze che lavorarono in quello più famoso di Pisa. La stagione artistica di Barga continua nel Novecento, e a pittori locali come Bruno Cordati e Umberto Vittorini si uniscono i nomi di Alberto Magri, Adolfo Balduini e Cesare Puccinelli.

Ancora oggi il centro è costellato di botteghe, studi e gallerie d’arte; l’Accademia dei Differenti non esiste più, ma il suo teatro continua l’attività di promozione culturale con importanti rassegne tra cui l’Opera Barga e il BargaJazz.

Duomo di barga - pulpito di guido bigarelli da como
Il pulpito di Guido Bigarelli da Como nel Duomo di Barga

La città più scozzese d'Italia

Se seduti a un bar del centro sentite suonare le cornamuse o vedete a scacchi rossi e verdi, continuate tranquilli a sorseggiare il vostro vino. Barga è conosciuta come la città più scozzese d’Italia perché molti dei suoi abitanti hanno scelto questa terra come meta delle loro emigrazioni.

Alcuni sono tornati in patria dopo aver fatto fortuna, altri hanno deciso di rimanere e vengono di tanto in tanto per passare le vacanze e ritrovare i parenti e le proprie radici. È questo il caso della pop star Paolo Nutini, uno dei bargo-scozzesi più famosi, anche se non l’unico.

Poi ci sono gli scozzesi che hanno scelto Barga come città adottiva pur non avendo con questa un collegamento diretto. Penso a John Bellany, ritenuto uno dei più grandi pittori contemporanei, e al musicista Hamish Moore, che a Barga ha fondato una scuola di musica tradizionale scozzese. Ogni anno la scuola organizza un corso estivo itinerante, e i vicoli del centro si animano di ritmi celtici in una settimana che prende il nome di Scottish Week.

Barga, la perla della Val di Serchio

Visita al borgo medievale e alla casa di Giovanni Pascoli
classico

Red Telephone Box, una biblioteca piccola piccola

Simbolo del legame tra Barga e la Scozia è la Red Telephone Box di Largo Emilio Biondi, una cabina telefonica arrivata direttamente da Edimburgo grazie al bargo-scozzese Mauro Cecchini, che nel 2008 l’ha donata alla comunità.

Dal 2015 la cabina rossa è anche una piccola ma fornita postazione di book crossing, dove ognuno può lasciare o prelevare il libro che vuole. Sempre nel rispetto delle regole del book crossing.

barga - red telephone box
La Red Telephone Box in Largo Biondi, uno dei tre accessi al borgo

Barga curiosa...e sotterranea

Sembra che sotto i vicoli e le piazze di Barga esista una fitta rete di cunicoli e passaggi segreti, probabilmente scavati in epoca medievale per assicurare la sortita dal castello in caso di assedio. Il tracciato di questa città sotterranea non è stato ancora ricomposto né verificato con appositi scavi, e per ora bisogna accontentarci delle testimonianze dirette e indirette degli abitanti. La sua esistenza sembra comunque molto verosimile; del resto un analogo sistema di gallerie è stato rinvenuto negli anni Cinquanta nel vicino borgo di Coreglia Antelminelli.

Iscrizioni misteriose sulle mura del Duomo

Sulla parete esterna del Duomo di San Cristoforo, a lato dell’ingresso, troviamo una serie di simboli che si ripete su tre righe. La stessa sequenza compare sul fianco sinistro della chiesa, stavolta accanto al portale laterale.

La curiosa iscrizione ha destato l’interesse di numerosi studiosi, che hanno rinvenuto esempi simili anche in alcune chiese di Pisa e Lucca. Ancora non è chiaro chi abbia scolpito le scritte, né quale di queste abbia costituito il prototipo per le altre, sembra però che i simboli in questione siano le lettere greche M-H-L, intervallate da croci e da triangoli con la punta rivolta verso il basso. Così stando le cose, l’incisione potrebbe costituire un’invocazione di protezione rivolta all’Arcangelo Michele e alla Santissima Trinità.

Questa però è solo l’ipotesi più accreditata, e l’enigma rimane aperto.

barga curiosa - iscrizione del Duomo
Una delle iscrizioni del Duomo di Barga

Il geocaching culturale

Nel centro e nei dintorni di Barga sono nascosti dei geocache un po’ particolari. Le famose scatoline di questa caccia al tesoro tecnologica contengono infatti delle piccole opere d’arte.

Il progetto nasce nel 2013 da un’idea di Keane, artista irlandese che dagli anni ’80 vive e lavora a Barga, con l’intento di promuovere il territorio e al tempo stesso deliziare la comunità dei geocacher con degli assaggi di arte locale.

Grazie all’opera di qualche teppista, dei venti contenitori piazzati all’inizio del progetto ne restano oggi solo nove (così riporta il sito ufficiale geocaching.com), vale comunque la pena munirsi di GPS e andare alla loro ricerca per scoprire alcuni angoli nascosti di questo affascinante territorio.

Ser Barghesano, il barghigiano che ha fatto la fortuna di Bologna

Grazie all’uso del filatoio idraulico, Bologna è stata per secoli una delle prime produttrici di seta in tutta Europa. Bene, l’inventore di questo sofisticato macchinario viene proprio da Barga.

Ser Barghesano di Bonaventura, trasferitosi nella città emiliana, nel 1272 realizza sul canale di Sovena il primo filatoio che sfrutta l’acqua come forza motrice, risparmiando all’uomo tempo e fatica. L’intuizione deve esser venuta in modo abbastanza naturale al Barghesano, provenendo da una terra ricca di torrenti e di mulini e dove l’arte della seta ha sempre fatto parte della tradizione.

Oggi Barga lo ricorda con una piazza e una targa a lui dedicate.

Barga - Targa a Ser Barghesano
Targa dedicata a Ser Barghesano nell'omonima piazza di Barga
Ekiros - Viola Fiorentino - Guida Turistica

Benvenuto sul mio blog. Ho creato questo spazio per condividere con te curiosità, dritte e ricette della Toscana che conosco meglio. Buona lettura!

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Barga cosa vedere - veduta sulla Via del Volto Santo

Barga: cosa vedere nel borgo e nei suoi dintorni

Barga

Cosa vedere nel borgo e nei suoi dintorni

Alle porte della Garfagnana, Barga è uno dei borghi più densi di storia e opere d’arte di tutta la valle del Serchio. Ecco una breve guida per scoprire cosa vedere a Barga e nei suoi dintorni e quando visitarla.

Indice

La Perla della Valle del Serchio

La chiamano la perla della Valle del Serchio, ed effettivamente Barga è una tappa irrinunciabile se vi trovate ad esplorare la verdissima vallata che si apre a nord di Lucca.

Annoverata tra I Borghi più belli d’Italia, Barga è anche Città Slow e il Touring Club l’ha insignita della Bandiera Arancione per la vivacità culturale e per il ricco calendario di eventi. Tutto ciò fa sì che ogni anno la cittadina riesca ad attrarre un pubblico sempre maggiore ed eterogeneo, dagli amanti del jazz e dell’opera ai cultori delle tradizioni e del buon cibo.

Siamo alle porte della Garfagnana, su un colle a 410 metri di altezza circondato da torrenti e boschi immacolati di faggi, abeti e castagni. Qui la vista spazia dai dolci crinali appenninici al maestoso profilo delle Alpi Apuane, e gli splendidi panorami che si godono dalle terrazze del centro meriterebbero da soli la visita. Ma le cosa da vedere a Barga e nei suoi paraggi sono tantissime, scopriamole insieme.

Barga - veduta dal ponte medievale
Scorcio del borgo dal Ponte Vecchio

Barga: cosa vedere nel borgo

Dentro le mura del castello, un groviglio irregolare di vicoli e carraie nasconde importanti opere d’arte, palazzi signorili e stemmi di nobili casate che ci parlano di un passato illustre.

Per più di cinque secoli, infatti, Barga è stata enclave fiorentina in una terra spartita tra Lucchesi ed Estensi. I suoi rapporti col Granducato sono stati proficui e duraturi, tanto da lasciarle un’importantissima eredità storica, culturale e artistica. Secondo me il fascino della cittadina sta proprio qui, in questo suo piglio un po’ borghese e un po’ montanaro.

Considerazioni simili dovette farle anche Giovanni Pascoli, che decise di passare qui gli ultimi anni della sua vita, in questa valle del bello e del buono che ispirò i suoi versi più famosi.

I barghigiani di adozione sono comunque molti e oggi a una cospicua comunità scozzese se ne affianca una non meno nutrita di artisti, che animano il borgo con le loro botteghe e gallerie.

Ecco le principali attrazioni da vedere nella Barga Vecchia:

Collegiata di San Cristoforo

La prima cosa che ti consiglio di vedere a Barga è senza dubbio il suo spettacolare Duomo. La Collegiata di San Cristoforo è il simbolo della cittadina, nonché uno dei migliori esempi di Romanico presenti in Toscana.

Si trova nel punto più alto della città vecchia, al centro di uno spiazzo erboso conosciuto come il prato dell’Arringo per via che i cittadini vi si riunivano in assemblea ai tempi del libero Comune.

Inizialmente l’edificio era a navata unica e non molto grande a dire il vero. Nasce infatti come chiesa castellana, mentre le funzioni principali avvenivano nella vicina Pieve di Loppia. Dal XIV secolo, però, col passaggio di Barga sotto la tutela di Firenze, la chiesa aumentò di importanza e dimensioni fino a diventare il monumentale Duomo che vediamo oggi.

Prima di entrare, soffermati un attimo sulla porta di ingresso. Sullo stipite destro troverai una misteriosa iscrizione, che compare anche in prossimità dell’ingresso laterale e in alcune chiese pisane e lucchesi. Numerosi studiosi si sono cimentati nella codificazione di questo messaggio, che costituisce una delle curiosità di Barga.

All’interno, dietro l’altare maggiore si trova la duecentesca statua lignea di San Cristoforo, patrono di Barga e dei viaggiatori.

La cappella di destra ospita tre pregiate robbiane, mentre quella di sinistra custodisce la piccola tavola della Madonna del Molino. Una curiosità: l’immagine è divenuta compatrona della città da quando nel 1512 fu vista sudare miracolosamente e quindi portata in Duomo.

Ma l’opera di maggior pregio è senza dubbio il pulpito duecentesco al centro della chiesa. Il suo autore è Guido Bigarelli, importante artista comacino che lavorò anche al fonte battesimale del battistero di Pisa.

collegiata di san cristoforo
Il prato dell'Arringo e il fianco Nord del Duomo

Palazzo pretorio e Museo Civico A. Mordini

Il Palazzo Pretorio di Barga si trova proprio accanto al Duomo, sul prato dell’Arringo.

L’edificio nasce nella prima metà del XIV secolo per ospitare i commissari fiorentini che amministravano la giustizia in città. La loggia all’ingresso conserva alcune testimonianze di questo uso, come gli stemmi dei podestà, le antiche unità di misura in uso a Barga nel Cinquecento e una colonna con lo stemma mediceo che ricorda la visita del Granduca Cosimo I.

Allestito nei suoi locali, si trova oggi il Museo Civico, che ti consiglio di visitare se vuoi approfondire l’arte e la storia del territorio. Non mancare di scendere nei sotterranei del palazzo! Nelle vecchie carceri potrai leggere i graffiti che via via i vari ospiti hanno lasciato sui muri delle celle.

Piazza Angelio

La piazza più bella e ariosa di tutto il centro ha avuto diversi nomi durante la sua lunga storia.

Anticamente detta l’Aiaccia per via della sua forma circolare, i Medici la ribattezzarono Santa Maria Novella per rimarcare l’affiliazione di Barga al governo fiorentino. Dall’Ottocento la piazza è intitolata a uno dei più illustri cittadini di Barga. Si tratta del famoso letterato Pietro degli Angeli, amico del Tasso e precettore di Ferdinando I.

Pier Angelio Bargeo, questo il suo nome da umanista, lo trovi raffigurato a mezzo busto sulla cantonata del palazzo che gli dette i natali.

Piazza Angelio
Piazza Angelio e la casa natale del Bargeo

I palazzi nobiliari di Barga

Passeggiando per Barga rimarrai sicuramente colpito dalla quantità dei suoi palazzi storici e dalla loro incredibile raffinatezza. L’uso del bugnato e della pietra serena, insieme agli stemmi nobiliari in cui spesso si distinguono le sei palle medicee, danno quasi l’illusione di camminare nel centro di Firenze invece che in un piccolo borgo montano.

Gli esempi più interessanti si concentrano nella Via di Mezzo, la strada che unisce le due porte tagliando il centro storico.

L’edificio che oggi è sede del Comune apparteneva ai Pancrazi, nobilissima famiglia barghigiana imparentata coi Gonzaga.

Proprio di fronte si trova il grandioso Palazzo Balduini, attribuito all’architetto Bartolomeo Ammannati. Tra le sue mura visse Balduino Balduini, medico personale di papa Giulio III e vescovo di Aversa.

Palazzo Bertacchi-Cordati ospitò invece i Granduchi di Toscana durante le loro visite a Barga, mentre il settecentesco Palazzo Mordini è sede di uno dei più importanti archivi risorgimentali italiani. Qui nacque nel 1819 il garibaldino Antonio Mordini, che fu anche senatore e Ministro dei Lavori Pubblici.

Loggia dei Mercanti e Caffè Capretz

Il marzocco e la colonna medicea ci ricordano che la loggia di piazza Salvi fu voluta dal Granduca Cosimo I come sede del mercato settimanale del sale e della seta, anche se da secoli ormai le sue volte ospitano i tavoli dello storico Caffè Capretz.

Il locale, aperto a fine Ottocento da una famiglia di origini svizzere, era il luogo di ritrovo dell’aristocrazia cittadina e di importanti personalità. Fra queste, Antonio Mordini e Giovanni Pascoli, che visse i suoi ultimi anni proprio a Barga.

barga - caffè capretz
La loggia dei Mercanti, oggi terrazza del Caffè Capretz

Le porte di Barga Castello

Dopo la demolizione ottocentesca della Porta di Borgo, due sono gli ingressi storici che conducono al castello.

Sul lato nord troviamo Porta Macchiaia, così chiamata perché apre alle grandi macchie e ai boschi dell’Appennino. In posizione diametralmente opposta è invece la Porta Reale, in origine Mancianella, che deve il suo nome alla visita del Granduca Pietro Leopoldo nel 1787.

Quando al posto del parcheggio fuori dalle mura correva il fossato, la porta era dotata di un ponte levatoio. Purtroppo dell’antico sistema di fortificazione oggi rimane solo la torretta munita di botola, da cui i soldati gettavano olio bollente e pietre sugli assedianti.

Chiesa del Santissimo Crocifisso

Il Santissimo Crocifisso è la chiesa più antica di Barga dopo il Duomo. Nasce nel XIII come piccolo oratorio, ma viene ampliata e rimaneggiata più volte da quando nel Cinquecento diventa sede di due importanti confraternite, la compagnia del Crocifisso e quella dell’Assunzione della Vergine.

L’interno della chiesa custodisce un ricco altare ligneo e un coro finemente intagliati e dorati, entrambi seicenteschi.

barga - chiesa del santissimo crocifisso
Lo sfarzoso altare della chiesa del Santissimo Crocifisso

Teatro dei Differenti

La sua storia comincia nel 1668, quando alcune famiglie della nobiltà barghigiana fondano l’Accademia degli Indifferenti, in seguito Dei Differenti, per promuovere le arti e la cultura nel piccolo centro.

Una prima sala nasce nel 1698, ma appena un secolo dopo viene abbattuta per realizzarne una più capiente. I lavori, iniziati nel 1793, si concludono in appena due anni.

Per tutto l’Ottocento e all’inizio del Novecento il teatro vive un’intensa attività ed è frequentato da personalità di spicco. Tra queste anche il poeta Giovanni Pascoli, che nel 1911 vi pronuncia il famoso discorso a favore della conquista della Libia La grande proletaria si è mossa.

Dopo un periodo di alti e bassi, torna in auge nel 1967, quando per iniziativa dei coniugi inglesi Peter Hunt e Gillian Armitage prende il via il grande successo di Opera Barga. Il concorso canoro farà della cittadina un centro internazionale di formazione per giovani musicisti e cantanti lirici.

Nel 1982 arriva la chiusura. La struttura, dichiarata inagibile a causa dell’inasprirsi delle normative sulla sicurezza, riaprirà solo nel 1998 dopo lunghi lavori di adeguamento.

Oggi il piccolo teatro all’italiana, di proprietà del Comune, porta avanti interessanti stagioni di prosa e ospita i festival Opera Barga e BargaJazz.

Chiesa della Santissima Annunziata

La chiesa della Visitazione viene fatta costruire nel 1595 dai rappresentati delle principali famiglie barghigiane.

Il suo nome cambia in quello attuale quando i fondatori ottengono il permesso dall’Arcivescovo di Lucca di trasferire nell’edificio due statue lignee raffiguranti l’Arcangelo Gabriele e l’Annunziata dal Duomo della città. Il gruppo ligneo, opera di un maestro toscano del primo Trecento, decora ancora oggi l’altare centrale.

Nel primo altare a destra, una Madonna con Bambino e Santi di Baccio Ciarpi, pittore barghigiano che lavorò molto a Roma e fu maestro di Pietro da Cortona.

barga - chiesa della santissima annunziata
La chiesa della SS. Annunziata deve il suo nome al gruppo ligneo custodito dietro l'altare maggiore

Chiesa e Conservatorio di Santa Elisabetta

Il convento e la chiesa di Santa Elisabetta vengono fondati nel 1456 dal beato Michele da Barga, frate francescano e predicatore venerato in tutta la vallata, per ospitare alcune giovani donne ritiratesi a vita religiosa.

Nel 1788 il Granduca Pietro Leopoldo sopprime il convento, che diventa un istituto per l’educazione delle giovani gestito dalle suore domenicane. L’educandato, che comprendeva anche l’istituto magistrale, continuerà la sua attività fino al 1992.

Oggi il conservatorio ospita mostre e concerti, mentre nella chiesa si possono ammirare due begli esemplari di terracotta invetriata: la Madonna della Cintola di Benedetto Buglioni e la Madonna con bambino di Giovanni Della Robbia.

Barga, la perla della Val di Serchio

Visita al borgo medievale e alla casa di Giovanni Pascoli
classico

Barga: cosa vedere nei dintorni

Le bellezze di Barga non si esauriscono certo all’interno delle sue mura. Gli immediati dintorni nascondono alcune perle che vale la pena scoprire, muovendosi a piedi o in auto in un territorio che riesce a sorprendere anche per la sua ricchezza naturalistica.

Se hai programmato un viaggio in Garfagnana di più giorni, la cittadina può anche essere un’ottima base per le tue escursioni giornaliere. A poca distanza si trovano infatti i borghi di Coreglia Antelminelli, Ghivizzano, Bagni di Lucca, Castiglione e Castelnuovo Garfagnana, e in breve tempo potrai raggiungere siti di interesse nazionale come la Rocca delle Verrucole e il famoso Ponte del Diavolo.

La cittadina è ben attrezzata in quanto a ospitalità turistica, e offre soluzioni un po’ per tutti i gusti. Puoi dormire in camper sfruttando le due aree di sosta, appoggiarti a uno dei numerosi Bed & Breakfast del centro o vivere un’esperienza più immersiva soggiornando in uno dei tipici casolari di pietra che costellano i boschi della vallata. A te la scelta.

Ma torniamo alle attrazioni di Barga: cosa vedere fuori dal centro?

Antico acquedotto

Realizzato nel corso del XV secolo, l’antico acquedotto di Barga captava le acque della sorgente di Rupina per portarle alle fonti del centro storico.

I migliori scorci sulla sua scenografica fuga di arcate si hanno dai due ponti che immettono nel borgo da Largo Biondi e dal sottostante parco Kennedy.

acquedotto di barga
Vista sull'acquedotto e sulla Pania Secca

Chiesa e convento di San Francesco

Il complesso si trova appena fuori dal centro, nei pressi dell’ospedale cittadino. Puoi raggiungerlo in auto o a piedi prendendo via dei Frati appena fuori Porta Reale.

Anche il convento di San Francesco si deve al beato Michele da Barga, che tuttavia morì prima di vedere il suo completamento (1490).  A lavori ultimati, le sue spoglie vennero sistemate nella piccola chiesa annessa, e per l’occasione Andrea Della Robbia e figli decorarono l’edificio con una serie di preziose terrecotte invetriate.

Entrando nella chiesa è possibile vedere l’urna dorata del venerato barghigiano e la raccolta di robbiane, rimasta pressoché integra tranne due pezzi che sono confluiti nelle collezioni del Louvre e del Victoria and Albert Museum.

Casa museo Giovanni Pascoli

Se decidi di visitare Barga, devi vedere assolutamente la casa del Pascoli. A circa 5 km da Barga, nella frazione di Castelvecchio, si trova la villa Caproni-Carrara, la bella casa di campagna dove Giovanni Pascoli trascorse gli ultimi anni della sua vita e compose i versi più noti di tutta la sua produzione lirica. 

L’edificio, dichiarato monumento nazionale, è oggi un museo in cui gli arredi e gli spazi originali si conservano intatti in ogni minimo particolare, grazie alla cura della sorella Maria e della Fondazione Giovanni Pascoli.

Poco distante dalla villa, oltre i giardini e gli orti, in una piccola cappella riposano le salme dei due fratelli.

giardino di Casa Pascoli a Castelvecchio
Il giardino di Casa Pascoli e la chiesa di San Niccolò

Pieve di Loppia

Su una delle salite che portano a Barga, in località Loppia troviamo la graziosa pieve di Santa Maria Assunta.

Secondo la tradizione la chiesa sarebbe stata fondata nel VI secolo dal vescovo di Lucca San Frediano, ma le prime testimonianze che abbiamo risalgono all’anno 845.

Per secoli la chiesa è stata l’edificio religioso più ricco e importante di tutto il territorio, e ha rappresentato un’importante tappa per i pellegrini che attraversavano la valle alla volta di Lucca, per adorare il Volto Santo o per raggiungere Roma attraverso la Via Francigena.

Ricostruita interamente nel XII secolo, la chiesa conserva ancora i suoi eleganti caratteri romanici nonostante i numerosi rimaneggiamenti subiti nel tempo.

Posta sul limitare dei boschi e nei pressi di un ponte medievale sul torrente della Loppora, la pieve merita una visita anche per la cornice naturalistica in cui è inserita. Puoi raggiungerla facilmente in auto oppure ricalcando il tratto del Cammino del Volto Santo che da Barga porta a Borgo a Mozzano.

La pieve di Loppia dalla Via del Volto Santo
La Pieve di Loppia dal ponte medievale

Cave medicee di diaspro

Barga ha costituito per secoli un importante centro di approvvigionamento per il governo fiorentino. Tra le materie prime più ricercate c’era il diaspro, una varietà di quarzo color rosso fegato con venature bianche molto apprezzata dalla corte granducale. Pensa che con questa pietra è stata decorata la Cappella dei Principi in San Lorenzo a Firenze.

Dalle cave barghigiane, i blocchi di diaspro venivano trasportati attraverso il Serchio agli arsenali di Pisa, dove erano semilavorati per poi essere portati a Firenze risalendo il corso dell’Arno. L’Opificio delle Pietre Dure si occupava poi della lavorazione finale.

Delle tre cave seicentesche, quella del Palazzetto è stata recentemente ripulita. Grazie a questi interventi, appena fuori Barga è nuovamente possibile vedere gli affioramenti di diaspro percorrendo un trekking che costeggia il corso del torrente Loppora.

Cave medicce di diaspro
Alcuni affioramenti di diaspro sul corso della Loppora

La Vicaria di Barga sulla Via del Volto Santo

Sulle orme dei pellegrini per conoscere le bellezze e i sapori di Barga
natura

Quando visitare Barga

Ora che ti sei fatto un’idea di cosa vedere a Barga e nei suoi dintorni, forse ti chiederai quale sia il momento migliore per visitarla.

Personalmente trovo che la cittadina abbia un fascino a quattro stagioni. In autunno e in inverno i turisti lasciano il centro ai suoi abitanti, e dai camini esce un buon odore di legna bruciata che ci ricorda lo stretto legame del borgo al suo territorio montano. Quando arriva primavera la cittadina si risveglia, ed è un piacere passeggiare tra i balconi fioriti del centro.

Tuttavia, il momento dell’anno in cui Barga dà il suo meglio è l’estate, in cui si concentra la maggior parte degli eventi paesani e le manifestazioni che la rendono nota. Ecco i più importanti:

La Battaglia per Barga (metà giugno)

Una manifestazione giovane ma interessante per l’evento storico a cui si rifà: nel 1230 a Loppia, importante pievania vicino Barga, una potentissima figura politica e religiosa dell’epoca, il pievano Ottonello, fomenta gli abitanti a non pagare le tasse imposte dalla Repubblica di Lucca. L’esercito lucchese, comandato dal vescovo Opizzone, marcia allora su Loppia distruggendone il castello; dopodiché muove su Barga e la cinge d’assedio.

La ricostruzione storica dell’evento è coordinata e curata nei minimi particolari dall’associazione Mansio Hospitalis Lucensi, e le decine e decine di figuranti sono prese da associazioni storiche provenienti da tutta la Toscana. A contorno della rievocazione, spettacoli e intrattenimenti a tema, come la falconeria, il mercato e le cene medievali offerte dalle bancarelle e dai ristoranti del centro.

Le Piazzette di Barga (inizio luglio)

L’evento di intrattenimento più importante e vissuto del calendario barghigiano, la Festa delle Piazzette coinvolge tutte le piazze e le terrazze del centro storico di Barga che ogni sera, che per giorni e giorni si animano con concerti, spettacoli, degustazioni, incontri e altre iniziative artistiche e culturali. L’iniziativa coinvolge le associazioni e gli esercenti del territorio, coordinati dalla Pro Loco di Barga.

Festa patronale di San Cristoforo (24 e 25 luglio)

L’evento più spettacolare e sentito dai barghigiani è la processione solenne che viene fatta la vigilia della festa del patrono di Barga, San Cristoforo. Una processione molto pittoresca con migliaia di partecipanti e centinaia di figuranti in costume che si svolge ogni anno la sera del 24 luglio, quando il braccio del Santo è portato dalla Chiesa del Sacro Cuore fino al Duomo. I festeggiamenti proseguono il giorno seguente con la santa messa celebrata di mattina nel duomo, presieduta dall’arcivescovo della Diocesi di riferimento di Barga, che è inaspettatamente quella di Pisa.

Opera Barga (fine luglio)

Il Festival nasce nel lontano 1967 su iniziativa di due coniugi inglesi con l’obiettivo di contribuire alla formazione e al lancio di giovani cantanti e strumentisti, soprattutto nell’ambito della musica sacra, antica e da camera. I suoi spettacoli si tengono generalmente nel settecentesco Teatro dei Differenti e presso il chiostro dell’ex convento di Santa Elisabetta.

Barga Jazz (fine luglio - fine agosto)

BargaJazz nasce nel 1986 come concorso di composizione e arrangiamento per orchestra jazz. Negli anni il festival è diventato una tappa importante nella carriera di molti professionisti di livello internazionale, e il suo calendario si è arricchito di numerose iniziative collaterali, la più attesa delle quali è il BargaINJazz, una giornata di musica itinerante, street band e concerti che si svolgono in contemporanea negli angoli più suggestivi della cittadina.

X Agosto (10 agosto, Castelvecchio Pascoli)

Il 10 agosto è una notte speciale a Castelvecchio, la notte cantata nella poesia omonima da Giovanni Pascoli, che nella località vicino Barga passò gli ultimi anni della sua vita. Nel bel giardino della casa-museo, da oltre trent’anni in questa data si tiene una serata omaggio al poeta in cui attori e famosi interpreti leggono sotto le stelle di San Lorenzo i brani più significativi della produzione pascoliana.

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