Ogni anno, tra aprile e maggio, insieme ai ponti primaverili, a Pontasserchio torna anche l’Agrifiera. Fiori, trattori, animali, attrezzi, prodotti tipici e, diciamolo, qualche immancabile cianfrusaglia. Ma quella che oggi può sembrare una moderna mostra agricola e merceologica vanta origini insospettabilmente antiche, che si mischiano alla storia di un miracolo, di un dolce tipico e di una pregiata razza bovina. Voglio raccontarvi la curiosa storia di una fiera di paese, la fiera del mio paese.

Dove tutto inizia: Ponte a Serchio nel Cinquecento

Siamo a Pontasserchio, piccolo paesino della campagna pisana adagiato sulla riva sinistra del fiume che lo battezza. Siamo a inizio Cinquecento, e l’abitato ha certo tutt’altra fisionomia rispetto a quella odierna: Vecchializia, lo dice il nome, è il centro più antico e popoloso, il vero nucleo del paese. Poco distante, esiste poi un altro agglomerato di case: è la borgata di Ponte, la Pons ad Serclum nata in epoca medievale attorno al primo ponte sul Serchio e al castello che lo controllava.

A inizio Cinquecento, dicevamo, il vecchio ponte esiste ancora (lo mineranno i tedeschi in ritirata alla fine dell’ultimo conflitto mondiale), ma a proteggerlo non c’è più il castello, abbattuto dai pisani alla fine dei problemi di vicinato con i cugini lucchesi. C’è invece un’edicola, o immaginetta che dir si voglia, di quelle che anche oggi vediamo spesso agli incroci e sulle strade di campagna, costruite per il riparo fisico e spirituale dei viandanti. Coperta da una tettoia, l’edicola è decorata da un affresco rappresentante una Crocifissione.

crocifisso miracoloso di Pontasserchio
Dal profano al sacro: il miracolo del Crocifisso

E’ il 28 aprile di un anno imprecisato. Un temporale sorprende tre uomini che stanno lavorando nelle vicinanze, costringendoli a rifugiarsi sotto il tempietto. Per ingannare il tempo, i tre si mettono a giocare a dadi, e così continuano a fare finché uno di loro, contro il quale la sfortuna sembra essersi accanita, perde le staffe e, imprecando, scaglia i dadi contro l’immagine del Crocifisso. Immediatamente il blasfemo cade a terra morto; un nugolo di mosconi arriva dal cielo a ricoprirgli il volto, poi la terra gli si apre sotto e lo inghiottisce. È il miracolo del Crocifisso, un miracolo punitivo abbastanza frequente (storie simili tornano a Pisa e a Lucca, senza andare troppo lontano) nella Toscana dei bestemmiatori incalliti.

La notizia del prodigio rimbalza velocemente di paese in paese, e in breve tempo Pontasserchio diventa meta di pellegrinaggio: ogni 28 aprile, fedeli accorrono dal Pisano e dalla Lucchesia per venerare l’immagine miracolosa. Già nel 1516 troviamo l’affresco custodito in un piccolo oratorio che, ampliato nel tempo, costituisce oggi la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo.

Dal sacro al profano: la fiera del 28 e la torta co’ bischeri

Sulla fiera di Pontasserchio mancano documenti e notizie certe fino alla metà dell’Ottocento, quando questa è ormai un fatto consolidato e un incontro di una certa importanza; sembra comunque che le sue origini rimontino già al XVI secolo: come spesso succedeva, fin da subito i produttori locali cominciarono a sfruttare la risonanza della festa religiosa per commerciare alcuni beni, soprattutto bestiame e tessuti. I paesani, inoltre, per aumentare l’affluenza dei forestieri e trarne un sempre maggiore guadagno, escogitarono un modo per mettere a profitto l’appetito dei viandanti: insieme alla fiera del 28 nasceva così la golosa torta co’ bischeri.

Da fiera del bestiame a mostra merceologica: l’Agrifiera oggi

Le trasformazioni subite dalla fiera sono state tante nel tempo: a inizio ‘900 si specializza nell’esposizione del Mucco Pisano da riproduzione, diventando un punto di riferimento per la selezione di questa pregiata razza autoctona che al tempo rischiava l’estinzione; nel dopoguerra, al bestiame si affiancano macchine, elettrodomestici, attrezzi agricoli e merci di ogni tipo.

Oltre ai prodotti in vendita cambiano anche i tempi e i luoghi della manifestazione, e così da un po’ di tempo la fiera del 28 occupa in realtà una decina di giorni; le bancarelle sono diventate padiglioni, e si sono spostate dalle vie del centro agli spazi del parco comunale. Tra i più giovani comincia a svanire il ricordo delle origini dell’evento, e la ricorrenza del miracolo, festeggiata con una processione e una cena di paese, è spesso confusa con la festa patronale di San Michele Arcangelo.

Alcune tradizioni tuttavia resistono al tempo. Una su tutte, la ricetta originale della torta co’ bischeri, regolata dalle istituzioni con un rigido disciplinare, ma soprattutto tramandata spontaneamente dalle famiglie, che ogni anno in questo periodo infornano decine e decine di torte da regalare ad amici e parenti. Naturalmente il forno deve essere a legna, magari quello del vicino o del panificio del paese, se non se ne ha uno proprio. In un quaderno sporco di cioccolato conservo la ricetta della mia vicina Franca. Che mi ha svelato in cambio del forno a legna, appunto.

One Comment

  1. Antonella

    Molto interessante, non conoscevo le origini dell’Agrifiera!!!

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